La letteratura coreana si presenta al mondo occidentale Tra Oriente e Occidente

By juribit on 5 Gennaio 2019 in Bitjuris
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di Antea De Luca, Roma.

 

Sul finire dello scorso anno si è svolto a Roma il Forum Letterario, primo al mondo, tra Autori Coreani ed Autori Europei, intitolato “Incontro con l’Altro nel Mondo Letterario”. Il 12 dicembre 2014, infatti, l’Istituto Italiano di Studi Orientali dell’Università di Roma “La Sapienza” ha ospitato nell’ Aula Magna dieci scrittori contemporanei: cinque venuti dalla Corea e cinque dall’Europa, con l’intento di confrontare le due culture in apparenza così lontane ma in fondo tanto vicine perché accomunate dal sentimento di amore per la letteratura, capace com’è di dare soluzioni ai problemi sia individuali che collettivi, oltre che mondiali.

L’organizzatrice, prof.ssa Antonietta Lucia Bruno, Presidente dell’Associazione di Studi Coreani in Europa (AKSE), insieme alla coordinatrice, dott.ssa Giuseppina De Nicola, hanno dato vita a quest’incontro che ha riscosso notevole successo anche perché grande è stata la pazienza e l’impegno che entrambe hanno profuso per dare giusto stimolo ad una serie di altre future manifestazioni come questa. In particolare, la dott.ssa De Nicola, lucerina di origine, nota “coreanista”, docente alla Sapienza di Roma, ha curato ogni dettaglio dell’evento, occupandosi tra l’altro dell’accoglienza di importanti personalità giunte direttamente dalla Corea del Sud, dalla Spagna, dalla Germania e dalla Repubblica Ceca, oltre che naturalmente dall’Italia, per permettere un confronto il più completo possibile, capace di far comprendere, come poi è accaduto, che non siamo così diversi – noi uomini di varia provenienza – nei pensieri, nei sogni, e soprattutto, negli ideali di pace e libertà.

Il Forum si è aperto con l’intervento del prof. Roberto Nicolai, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”, il quale ha sottolineato come tale iniziativa è importante e significativa perché stabilisce un dialogo tra culture che soltanto in questi ultimi anni si stanno conoscendo meglio: “la conoscenza di differenti culture aiuta a capire chi in realtà siamo” è stata la sua giusta conclusione.

Ad introdurre l’importanza e l’influenza della letteratura sulla politica e sulla società, specificatamente in Corea, è l’Ambasciatore della Repubblica di Corea, Bae Jae Hyun, il quale è profondamente convinto che gli scrittori siano molto importanti perché la letteratura non solo dà “denaro e cultura” alla società, ma offre anche soluzioni che aiutano a risolvere i conflitti, ed è un modo, infine, per far conoscere e cambiare il Paese.

Il Direttore del Dipartimento per gli Scambi Internazionali Arts Council Korea, Riu Jae Soo, sottolinea, a riprova, che ha dovuto attendere ben due anni per ottenere di collegare i due mondi, dopo aver firmato per la realizzazione di tale progetto un memorandum con “La Sapienza” che prevedeva, appunto, un incontro tra scrittori coreani ed europei.

Prima di presentare il critico letterario della Corea prof. Kwon Young Min, la prof.ssa Bruno ribadisce che il vero fulcro del convegno è quello del dialogo “tra la realtà e la letteratura”: due argomenti che sembrano distanti ma che in verità sono talmente vicini che si possono quasi assimilare; senza dialogo non c’è realtà, cioè storia: la scrittura aiuta a scambiare idee su temi seri, a rafforzare la convinzione di una necessaria collaborazione tra i popoli ed a trovare le soluzioni alle differenze sociali.

Il prof. Kwon Young Min dell’U.C. Berkeley afferma a sua volta che la letteratura cambia con la storia e con la società. La società coreana ha avuto una storia turbolenta ma dopo la democrazia degli anni ’80 e la globalizzazione degli anni ‘90, per alcuni portatrice di crisi perché inarrestabile, si è verificato in Corea un rapidissimo cambiamento insieme a moltissime innovazioni che hanno sconvolto il Paese. “E’ quindi molto difficile controllare tutte le manovre del mondo ed è altrettanto difficile capire dove il mondo andrà a finire”, ribadisce il prof. Kwon Young Min, “perciò gli scrittori coreani scrivono per loro ma anche in rapporto, e talvolta in risposta, agli effetti mondiali quali crisi, guerre, disoccupazione, eccetera”. Il tema principale che viene inserito nelle opere coreane è dunque quello della crisi dell’individuo in rapporto al mondo in evoluzione poiché non è facile adattarsi alla modernizzazione: in così breve tempo si rischia di cancellare tradizioni e valori dell’umanità pensando dun que solamente a stare al passo con i tempi.

Vengono quindi messi a confronto ed abbinati per ogni sessione due scrittori, uno coreano ed uno europeo, per discutere argomenti comuni tra loro. Questi i risultati. Sessione 1) Yi Mun Yol e Fabio Stassi, sul tema “Romanzare la Storia”; Sessione 2) Jo Kyung Ran e Juan Francisco Ferrè, sul tema “Come affrontare l’Assurdità della Vita”; Sessione 3) Lee Seung Woo e Mauro Covacich, sul tema “Credere e Attendere ciò che è Assente”; Sessione 4) Han Kang e Dieter Graf, sul tema “Due Modi di Esprimersi: Linguaggio ed Immagini”; Sessione 5) Shin Kyung Sook e Tereza Bouckova, sul tema “Io come Lavoratrice, come Donna, e come Scrittrice”.

Gli scrittori si sono fatti conoscere non solo attraverso la presentazione delle loro opere, ma anche attraverso l’illustrazione (talora implicita) della filosofia che ruota attorno ad esse e per gli insegnamenti che solo loro possono dare, con la sensibilità più accentuata che a ciascuno è propria, quella che li pone in grado di vedere e capire meglio le varie situazioni del mondo.

Yi Mun Yol, considerato uno dei principali scrittori coreani, si è soffermato sui problemi dell’umanità in generale e della società coreana in particolare. Segnato dalla tragica morte del padre in guerra, egli parla molto di quest’ultima e delle terribili conseguenze che può facilmente suscitare nella mente delle persone, determinando stereotipi, pregiudizi o categorizzazioni negative nei confronti degli altri: tutti limiti del linguaggio che la letteratura può superare, essendo, da sempre, un giusto mezzo informativo e comunicativo. Per lui, il mittente (lo scrittore), il trasmettitore (l’interprete, l’opera) e il destinatario (il lettore) non dovrebbero essere divisi o distinti ma considerati un solo ed unico soggetto, avendo infatti identico lo scopo di migliorare l’ambiente circostante in cui viviamo.

Fabio Stassi, scrittore e storico siciliano, afferma dal canto suo che “la Storia non esiste” poiché essa è “un racconto manomesso che solo attraverso un’altra manomissione, quella letteraria, può essere salvato”; ciò significa che la Storia sono le persone (noi in rapporto con gli Altri), e che essa viene fatta dalle azioni delle persone. Il rapporto con l’Altro è indispensabile per fare la Storia, la quale solo così diventa Realtà: la letteratura è la lingua dell’Alterità, quindi lo strumento attraverso il quale gli uomini possono confrontarsi con gli altri e realizzarsi. Decisamente provocatorio è stato poi l’intervento di Juan Francisco Ferrè, scrittore spagnolo, il quale si è domandato se il mondo culturale sia oggi la TV o un sottoprodotto di essa. La cultura come la scienza evolve e lo scrittore deve cercare di adattarsi alle nuove circostanze che la modernizzazione gli impone pur non dimenticando o non perdendo di vista i valori originari della letteratura. Lo scrittore deve cioè mantenere quella voglia di stupire e di rimanere nello stesso tempo realista (“come Cervantes”). La narrazione, inquinata ormai da una realtà tecnologica, ha perso della sua naturale fantasia e, poiché “ogni esperienza di fantasia è esperienza realistica”, come dice Ferrè, essa ha perso dunque anche il contatto con la realtà. Viviamo in conclusione in un mondo virtuale dove la realtà ha un linguaggio distorto: “il mondo del XXI secolo è soltanto un grande mercato”! Jo Kyung Ran, che ha avuto un’infanzia difficile e piena di brutti ricordi, accentua col suo stile conciso e contenuto il tema dell’alienazione umana dovuta ad una società consumistica, mettendo così in evidenza nelle sue opere l’agonia, la disperazione, la solitudine e la frustrazione dei personaggi, la cui vita rappresenta un peso perché risulta null’altro che un viaggio verso la morte. Le storie tuttavia aiutano a capire la realtà esterna perché sconvolgono la routine quotidiana e danno modo di affacciarsi verso altri mondi: tutto ciò terrorizza la scrittrice, essendo – come sottolinea – caratterialmente molto introversa, ma le permette anche di andare avanti e vedere al di là della sua realtà interiore.

Dopo un suggestivo ed affascinante spettacolo di danza orientale tradizionale, interpretato dal ballerino Giacomo Calabrese, si passa alla Sessione 3 con l’intervento di uno dei più grandi scrittori coreani, Lee Seung Woo, il quale è più concentrato sull’essere umano in quanto, sottolinea, “ognuno è ciò che fa”. Presentando la sua opera “A Portrait of Erysichton” sulla morte di Papa Paolo II mostra il pericolo di concepire il lettore come “lettore globalizzato” poiché l’indifferenza e l’individualità rappresentano un appiattimento rispetto al mondo che si sta aprendo. Punta quindi sull’azione, sulla sostanza più che sulla forma: “la scrittura ci dà le idee per reagire”, perciò anche i traduttori dei libri devono portare messaggi ai loro paesi; le diverse letterature hanno un fine in comune: portano un messaggio. Sono perciò “tanti fiumi che sboccano poi nello stesso mare” di cui, aggiungerei, lo scrittore è la corrente.

Mauro Covacich, che prende subito dopo la parola, è uno scrittore italiano che condivide il pensiero di Woo, ma aggiunge che gli scrittori dovrebbero combattere gli stereotipi. Per esempio, gli italiani mantengono le radici locali, tutto ciò è piacevole ma l’”italianità” non è una realtà se non si relazione col resto del mondo.

La Sessione 4 confronta due poeti. Il primo, Dieter Graft, oltre ad essere un poeta tedesco è anche un fotografo. È artista in procinto di organizzare una mostra unendo le sue foto alle sue poesie, poiché parole e immagini insieme esprimono ciò che può essere visibile e invisibile agli uomini e possono unire realtà e sentimenti del mondo circostante. Il vero artista deve essere ispirato; e per Graft non c’è ispirazione più grande dello stato d’animo rilassato ed attento, condizione che egli utilizza sia per gli scatti che per la scrittura, pur in due tempi separati.

La seconda, Hang Kang, poetessa e narratrice coreana, ha un tono interiore più malinconico e parla del contrasto tra la bellezza e la bruttezza della vita in un mondo di persone che, così come sono capaci di salvare un bambino sui binari di un treno rischiando la vita per lui, sono altrettanto capaci di massacrare migliaia di persone ad Auschwitz. “Il modo in cui gestiamo le nostre vite”, afferma, “lo possiamo decidere solo noi: non è detto che le decisioni che si prendono sono tutte unicamente giuste, ma senz’altro una delle cause maggiori degli errori che si commettono è dovuta alla mancanza di comunicazione, in famiglia, al lavoro, a scuola, e così via, poiché senza dialogo non si potrà né mai crescere e migliorare né mai capire i propri limiti.”

L’ultima Sessione è dedicata a due scrittrici: la prima, Tereza Bouckova, è una scrittrice, scenografa e giornalista della Repubblica Ceca; la seconda, Shin Kyung Sook, un’importante scrittrice coreana. Entrambe descrivono la vita dei propri personaggi prendendo ad esempio vite realmente vissute da “eroi” ed “eroine” anonimi che si battono o si sono battuti per gli ideali di giustizia e libertà. Parlano entrambe, infatti, della forza e del coraggio che ciascuno di noi è destinato ad avere, prima o poi, chi più e chi meno, tutti i giorni, dal momento in cui ci si sveglia la mattina al momento in cui si torna a dormire; il sonno e il sogno sono le uniche fasi della vita dove l’uomo può essere libero e felice di sperare e desiderare con facilità Invece la realtà impone un atteggiamento combattivo, tenace e difensivo riguardo alle ingiustizie che purtroppo pervadono il mondo. Entrambe descrivono per esempio, sotto forma anche di denuncia, il coraggio di molte donne che si sacrificano per i propri figli, di quelle che vengono uccise per difendere la propria libertà, alle quali ancora in molti paesi non viene concessa, di uomini che danno la propria vita per i loro cari, di quelli che predicando la fede vengono assassinati da fanatici religiosi, di bambini costretti a lavorare per guadagnare un pezzo di pane, e molte altre storie di valorosi personaggi dei quali non sapremo mai il nome.

Con questa esaltazione dell’eroe anonimo nel suo vivere quotidiano si conclude in tono davvero alto il Convegno, risultato assai utile non solo per far conoscere Autori Coreani a confronto con Autori Europei, ma soprattutto per il recupero di tanti messaggi che oggigiorno vengono offuscati da notizie superflue e tematiche superficiali. La morale che ne deriva è quella di non perdere mai di vista la realtà e cercare di preservare quanto più possibile i valori della società, stando sempre al passo con i tempi, ma senza rinunciare alla moralità della vita.

Tutti coloro che hanno preso la parola in questo Convegno infatti hanno mostrato di avere un pensiero comune: “siamo tutti uguali”, come ha affermato Hang Kang, e la dimostrazione sta nel fatto che tutti gli scrittori, come tutti gli uomini, hanno uno stesso bisogno: essere ascoltati. Il dialogo e la comunicazione sono e devono rimanere i princìpi primi da prendere in considerazione se si vuol gestire il mondo in un clima fecondo di pace e di giustizia.

 

 

(Nella foto in seconda: da sin. Prof. Min, lo scrittore Yi Mun e De Luca)

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